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Catechesi mistagogica della Solennità dell’Immacolata

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07/12/2014

SPIRITUALITÀ - Don Francesco Dell'Orco, parroco della comunità "Stella maris", (Bisceglie - BAT in Puglia), propone, in occasione dell'anno della vita consacrata, una catechesi mistagogica domenicale con riferimenti alla Evangelii gaudium di Papa Francesco e al Magistero sulla Vita consacrata. Dice don Francesco: “Vorrebbe essere un piccolo dono per le persone consacrate, che tanto hanno contribuito nel mio cammino vocazionale”.

 

“Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne” (cfr.  Lc 1,28)

Questa è la prima solennità mariana dell’anno liturgico, collocata nel tempo d’avvento. Il Beato Paolo VI nell’Esortazione apostolica sul culto della Beata Vergine Maria ci spiega il senso di questa festa: “i fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell'Avvento, considerando l'ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio, sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode. Vogliamo, inoltre, osservare come la Liturgia dell'Avvento, congiungendo l'attesa messianica e quella del glorioso ritorno di Cristo con l'ammirata memoria della Madre, presenti un felice equilibrio cultuale, che può essere assunto quale norma per impedire ogni tendenza a distaccare – come è accaduto talora in alcune forme di pietà popolare – il culto della Vergine dal suo necessario punto di riferimento, che è Cristo; e faccia sì che questo periodo – come hanno osservato i cultori della Liturgia – debba esser considerato un tempo particolarmente adatto per il culto alla Madre del Signore: tale orientamento Noi confermiamo, auspicando di vederlo dappertutto accolto e seguito” .          

A conclusione del Concilio Vaticano II, l’8 dicembre 1965, il Pontefice affermò:
“Osservate che cosa si verifica questa mattina: mentre chiudiamo il Concilio ecumenico noi festeggiamo Maria Santissima, la Madre di Cristo, e perciò, come altra volta dicemmo, la Madre di Dio e la Madre nostra spirituale. Maria santissima, diciamo immacolata! cioè innocente, cioè stupenda, cioè perfetta; cioè la Donna, la vera Donna ideale e reale insieme; la creatura nella quale l’immagine di Dio si rispecchia con limpidezza assoluta, senza alcun turbamento, come avviene invece in ogni creatura umana.  Non è forse fissando il nostro sguardo in questa Donna umile, nostra Sorella e insieme celeste nostra Madre e Regina, specchio nitido e sacro dell’infinita Bellezza, che può terminare la nostra spirituale ascensione conciliare e questo saluto finale? e che può cominciare il nostro lavoro Post-conciliare? Questa bellezza di Maria Immacolata non diventa per noi un modello ispiratore? una speranza confortatrice? “.

L’antifona d’ingresso (Is 61,10) è una preghiera di ringraziamento, che ha ispirato il cantico di Maria, il Magnificat (Lc 1,46-55). Maria si rallegra nel Signore (cfr. Fil 4,4), che l’ha rivestita delle vesti di salvezza, avvolgendola con il mantello della giustizia, come una sposa si adorna di gioielli.
     La Colletta ci invita a considerare l’intervento libero e gratuito dell’amore di Dio che “nell’Immacolata Concezione della Vergine ha preparato una degna dimora per il suo Figlio, e in previsione della morte di lui l’ha preservata da ogni macchia di peccato”. Al Padre chiediamo, in virtù dell’intercessione della Madonna, di concederci di andargli incontro in santità e purezza di spirito (cfr. Lc 1,74-75; 2 Cor 6,6; 1 Ts 4,4-7).

In Gen 3,9-15.20 ci viene ricordato il peccato originale dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, che ha introdotto il disordine nell’armonia della creazione, opera di Dio.  

Il Signore Dio fa il primo passo verso Adamo, che, attentando alla sua sovranità, aveva mangiato del frutto dell’albero proibito, rinnegando la propria condizione di creatura e decidendo da se stesso ciò che è bene e ciò che è male. Dio vuole perdonare e salvare la sua creatura, ma Adamo, anziché confessare la sua colpa, vorrebbe scaricare la sua responsabilità sulla donna, Eva, che a sua volta accusa il serpente, simbolo del nemico infernale, satana o diavolo, “origine e causa di ogni peccato” (Rito del battesimo). Il peccato rompe l’armonia fra l’uomo e Dio, tra l’uomo e la donna, che si scoprono nudi ed in preda alla paura, e tra l’uomo e l’ambiente. Dio, che ha creato il mondo buono, non si dimentica dell’uomo peccatore, ma gli assicura la salvezza, come emerge dal protovangelo (cfr.Gen 3,15). Il nuovo Adamo, Gesù Cristo, nato dalla nuova Eva, Maria, schiaccerà la testa al serpente, cioè vincerà il demonio nella sua beata passione, salvando l’umanità dalla schiavitù del peccato e della morte.  

Il salmo 97/98, 1-4 celebra il Signore vittorioso nel giudizio. In questa festa mariana riconosciamo le meraviglie che Dio ha compiuto in Maria SS. :  figlia prediletta del Padre, madre del Verbo incarnato, tempio dello Spirito Santo. Cantiamo al Signore un canto nuovo perché grandi cose ha compiuto in Maria. “Preservata immune da ogni macchia di colpa originale,  finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell'universo per essere così più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte “ (Lumen gentium, 59).   

L’immacolata Vergine Maria, “concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia. E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti” (Lumen gentium, 61-62). 

Con le parole del salmista ringraziamo Dio che si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa di Israele (cfr. Lc 1,54), inviandoci Gesù, nato da Maria, come Salvatore del genere umano (cfr. Lc 3,6; Mt 1,21). Tutti gli uomini della terra possono contemplare la salvezza che si è rivelata in Gesù, accogliendola in se stessi.

L’apostolo san Paolo nella Lettera ai cristiani della Chiesa di Efeso (1,3-6. 11-12) presenta il piano divino della salvezza: Dio Padre fin dalla fondazione del mondo ha voluto realizzare nel suo Figlio Unigenito, Gesù Cristo, il suo progetto d’amore sull’umanità.

Leggi la catechesi completa


Don Francesco Dell'Orco
parroco della comunità "Stella maris"
Via Luigi di Molfetta,147
76011- Bisceglie – Bat

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