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Ebola: riflettori spenti ma l'epidemia continua

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11/11/2014

ebola-sierra-leone-impact.siSALUTE - Anche se i riflettori dei media occidentali si sono spenti, il virus Ebola sta spingendo in maniera preoccupante sull’acceleratore. A fronte di una leggera diminuzione dei casi registrati in Liberia, in Sierra Leone la velocità del virus è aumentata fino a nove volte. Complessivamente i casi registrati, crescono, e sono 13.567 casi e 4.951 morti.
In Sierra Leone, infatti, i nuovi casi stanno aumentando a una  velocità che oggi è fino a nove volte maggiore rispetto a due mesi fa,  denuncia un rapporto dell'Ong Africa Governance Initiative. Il peggioramento nel Paese africano riguarda soprattutto le aree rurali. In media, afferma il rapporto, nelle aree rurali intorno alla capitale Freetown si sono avuti alla fine di ottobre 12 nuovi casi al giorno, mentre ai primi di settembre erano 1,3.
Anche nella capitale si è avuto un aumento, con il numero medio di casi registrati ogni giorno sei volte maggiore rispetto a due mesi fa. Nel paese dall'inizio dell'epidemia ci sono stati 5338 casi con 1510 morti.
Il governo in Sierra Leone «sta facendo passi avanti aumentando l'accesso ai trattamenti di supporto e assicurando sepolture sicure e dignitose - spiega Nick Thompson, direttore dell'Ong - ma non possiamo fermarci finché il virus non sarà eliminato, come dimostra l'aumento dei casi nelle regioni rurali».
La Sierra Leone, tuttavia, tenta di reagire a una situazione che giorno dopo giorno peggiora. Le attività commerciali hanno subito una flessione considerevole e, per esempio, le scuole non riapriranno se non nel 2015, ma solo se si registrerà una diminuzione dei contagi.


L’iniziativa
Per quanto riguarda la scuola, infatti, il ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef), ha messo in atto un programma di istruzione via radio per quattro ore al giorno che riguarda gli  studenti che vanno dalle elementari all’università. I corsi sono iniziati il 7 ottobre e vanno in onda su 42 emittenti in contemporanea su tutto il territorio nazionale.
«L’obiettivo - spiega Uche Ezirim,  rappresentante dell’Unicef in Sierra Leone - è raggiungere un milione e 700mila bambini che non possono andare a scuola per il rischio  contagio, ma anche non far loro scordare che sono degli studenti».
In  Sierra Leone, in situazioni di normalità, il tasso di scolarizzazione  alle elementari e del 73 per cento, per quanto riguarda i bambini, e del 76 per cento, per le bambine. Tasso che scende paurosamente alle superiori: 40 per cento dei ragazzi e 33 per cento delle ragazze.


La psicosi occidentale
In Occidente, invece, la psicosi da contagio continua e le speculazioni strumentali, pure. In Europa, un caso sospetto è stato rilevato sul volo proveniente da Freetown e giunto a Bruxelles. Secondo quanto riportato dall'agenzia Belga, le autorità aeroportuali hanno confermato che una persona si è ammalata durante il volo. Dopo l'atterraggio è scattata la procedura prevista e il malato è stato portato all'ospedale Saint-Pierre di Bruxelles.
È invece in ''condizioni stazionarie'' il dipendente dell'Unicef ricoverato sabato scorso a Parigi dopo essere risultato positivo al virus Ebola. Lo ha rivelato il ministro per la Salute francese Marisol Touraine, non fornendo però ulteriori dettagli sulla nazionalità e sul sesso del paziente.
Sul fronte dell’isolamento preventivo, a cui sono sottoposti gli operatori sanitari e militari di rientro dalle zone colpite, arriva una dura presa di posizione dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon: «Le misure precauzionali alle quali sono sottoposti gli operatori sanitari al rientro dalle zone colpite sono eccessive. Ci sono restrizioni supplementari e discriminazioni che non sono necessarie», ha affermato, parlando di «quarantene che non sono fondate su prove scientifiche».
La psicosi ha coinvolto anche il mondo del calcio, ma la confederazione calcistica africana (Caf) ha respinto la domanda di annullamento della Coppa  d’Africa, che si giocherà dal 17 gennaio all’8 febbraio, presentata dal  Marocco, paese organizzatore, richiesta fatta da Rabat per paura che il  virus potesse arrivare fino nelle stanze del Re.

Fonte: nigrizia.it, 04/11/2014

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