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Africa Occidentale, dove non si muore solo per l'epidemia...

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28/10/2014

ebola4SALUTE - Oltre 4.500 morti  e più di 9.200 i casi confermati o sospetti nel mondo. I numeri dell'Ebola, in costante aumento, spingono i governi a coordinare gli interventi per contenere una malattia che si caratterizza come la più grave emergenza sanitaria dei nostri tempi. Caritas italiana e una serie di organizzazioni ecclesiali da sempre impegnate nell'assistenza nel terzo mondo, che vivono  quotidianamente a fianco delle comunità locali, esortano tutti - facendo proprie le parole di papa Francesco - a "non aver paura della fragilità" e ad ascoltare le vittime per fornire una risposta più adeguata all'emergenza.

Una emergenza umanitaria. "E' necessario mettersi in ascolto per combattere ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone - tre dei paesi più poveri al mondo - a fianco delle popolazioni locali, in particolare dei più vulnerabili: la Chiesa è impegnata, sin dall'inizio della crisi, nella risposta a questa emergenza che non è solo sanitaria ma umanitaria", sottolineano  gli organizzatori della tavola rotonda "Fratelli d'Ebola",  cui partecipano Associazione Volontari DOKITA onlus , Caritas Italiana, Camilliani, Fatebenefratelli  -  Ordine Ospedaliero S. Giovanni di Dio, CUAMM - Medici con l'Africa, Focsiv - Volontari nel mondo, Fondazione AVSI  -  ONG ONLUS, Giuseppini del Murialdo, Missionari Saveriani, Salesiani di don Bosco, VIS- Volontariato Internazionale per lo Sviluppo.

L'impegno di chi vive con le popolazioni locali. "Le conseguenze legate all'epidemia sono molteplici e non si fermano alle ormai migliaia di morti: sanità, sicurezza alimentare, economia, relazioni sociali, discriminazioni, migliaia di bambini rimasti orfani sono alcuni dei problemi più gravi che vengono quotidianamente affrontati nelle grandi città come nei villaggi più piccoli e remoti colpiti dal virus. E' proprio nelle comunità, dove la Chiesa è presente in modo capillare, che si svolge il lavoro di informazione e sensibilizzazione, unito alle distribuzioni di kit igienico-sanitari, per rendere tutti consapevoli dei rischi e delle modalità di prevenzione. Particolarmente importante in questo quadro sono i messaggi trasmessi dagli animatori locali, che condividono con le popolazioni lingua, cultura, abitudini, e dai leader religiosi, la cui autorevolezza ne facilita la comprensione e l'attuazione".

Economie locali al collasso. Ma in questi paesi poverissimi non si muore solo di Ebola. "Si muore di fame: le economie locali sono al collasso; in un contesto in cui i beni alimentari primari sul mercato scarseggiano, i prezzi aumentano in modo esponenziale, i raccolti sono a rischio per mancanza di manodopera, le persone in quarantena sono limitate negli spostamenti, è necessario assistere le popolazioni per garantire la sicurezza alimentare e lottare contro la malnutrizione infantile; si muore per ignoranza: a livello sociale è necessaria un'azione di sensibilizzazione costante nelle comunità fin nelle zone più remote, perché tutti siano consapevoli dei rischi, di come identificare il virus, di quali siano le raccomandazioni da seguire per prevenirlo. Va sottolineata anche l'importanza di azioni di prevenzione e sensibilizzazione nei paesi limitrofi a quelli più colpiti, per evitare un'ulteriore espansione del virus; si muore d'ingiustizia: a livello politico è importante dare sostegno ai governi nazionali locali nella realizzazione dei piani di risposta all'emergenza, perché l'azione sia più rapida ed efficace; è di cruciale importanza, per un'epidemia inizialmente sottovalutata, mettere a disposizione nel più breve tempo possibile risorse umane, materiali e finanziarie per fermare l'espansione del virus".

Non si dia la croce addosso ai migranti. E' anche fondamentale fornire una corretta informazione sui rischi di contagio, secondo le associazioni ecclesiali, per evitare lo stigma anche nei confronti dei migranti o in generale di chi proviene dalla regione occidentale dell'Africa. "Solo un'azione congiunta e coordinata, in risposta ai bisogni espressi dai governi e dalle comunità locali, può arginare l'espansione dell'epidemia. Per pensare al futuro e ridare speranza è necessario esserci, condividere, lavorare al fianco di chi è colpito dalla crisi, costruendo insieme le condizioni per una risposta efficace".

Fonte: La Repubblica, 21/10/2014

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