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Ebola: la speranza di un vaccino

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15/10/2014

ebola2SALUTE - Il virus Ebola prosegue la sua terribile strage in Africa Occidentale (più di tremila morti secondo le ultime statistiche), basti pensare che sabato scorso il ministro della Sanità di Freetown (Sierra Leone) ha contato 121 vittime e 81 nuovi casi in un giorno solo. A ciò si devono aggiungere i primi casi di contagio registrati in America ed Europa, come l’ultimo dell’infermiera in Spagna contagiata dopo aver curato un missionario infettato di ritorno dalla Sierra Leone. Una falla nel sistema sanitario spagnolo che ha reso l’allerta massima nel vecchio continente e, non a caso, la Commissione Ue ha chiesto subito «chiarimenti» al governo di Madrid per capire cosa non ha funzionato nei protocolli di sicurezza.

Mentre tutto questo accade e l’epidemia sembra tutt’altro che sotto controllo, nonostante l’intervento di Medici Senza Frontiere e dell’occidente che probabilmente è arrivato in ritardo, si rincorrono voci e speranze su un possibile vaccino contro il virus sviluppato da un gruppo di ricercatori dall’azienda italiana biotech Okairos, che ha sede in Svizzera e laboratori a Napoli e a Pomezia in joint venture con l'Irbm Science Park. L’Okairos è stata acquistata un anno fa dalla multinazionale farmaceutica inglese GlaxoSmithKline (Gsk) (foto in alto a destra) per 250 milioni di euro.

Il caso

Attorno a questo nuovo vaccino si è venuto a creare un giallo mediatico, perché in un primo momento (si parla di circa 4 giorni fa) le agenzie di stampa avevano diffuso la notizia che l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) avesse iniziato una trattativa con la multinazionale Gsk per la fornitura di un milione di dosi entro il 2015. La cosa aveva alimentato speranze e inorgoglito noi italiani, tanto che grandi media come Corriere.it, Ansa e Repubblica.it avevano subito rimbalzato la notizia lunedì.
Peccato che la commessa sia stata smentita dal biologo molecolare Riccardo Cortese, fondatore di Okairos e padre del vaccino, che il giorno dopo ha dichiarato a Wired.it: «Non mi risulta fondata la notizia che tale vaccino sia stato adottato dall'Oms, e non c'è stata nessuna richiesta per una fornitura di un milione di dosi». Non solo, perché anche la Gsk si è affrettata a smentire l’accordo con l’Oms.
Ma, come afferma Repubblica.it, se la notizia non era fondata, come mai dal pomeriggio del 3 ottobre, quando è apparsa sui siti italiani,le smentite ufficiali sono arrivate così tardi? Riccardo Cortese afferma di aver mandato una mail per tempo all'agenzia di stampa Ansa per negare le trattative con l'Oms sulla trattativa per un milione di dosi, ma è rimasta senza riscontro. La Gsk ha invece giustificato la cosa dicendo che a rallentare la smentita è stata la pausa del fine settimana.
Un fatto strano che lascia molti dubbi, soprattutto se si tiene conto che la notizia falsa veniva da delle dichiarazioni rilasciate all’Ansa da Piero Di Lorenzo, presidente della sopracitata Irbm Science Park, non uno qualunque insomma.

Cosa c’è di vero

È meglio comunque concentrarsi su ciò che c’è di vero in tutta questa storia. Il vaccino per ebola, sviluppato dalla Okairos, esiste e ha dato ottimi risultati sulle sperimentazioni animali, ma la sperimentazione e la produzione sono difficili e lunghe. Dalla GlaxoSmithKline precisano, infatti, che il vaccino è nella prima fase di sperimentazione sull'uomo e solo intorno alla fine del primo trimestre 2015 si potrà pensare a una seconda fase con la somministrazione a personale medico che lavora sul campo. 

Nigrizia ha interpellato Catherine Hartley, direttrice delle comunicazioni internazionali per la Gsk, per fare un pò di chiarezza ponendole alcune domande:

Come funziona il vaccino che si sta cercando di sviluppare?

«In termini semplici, l'idea alla base della sperimentazione del vaccino Ebola da noi sviluppato è che si utilizza un tipo di virus (cold virus) che colpisce gli scimpanzé (un adenovirus in termini tecnici) come un vettore per trasportare una singola proteina del virus Ebola nel corpo del paziente per provocare un risposta immunitaria contro il virus Ebola. In altre parole con questo vettore avvertiamo il sistema immunitario del possibile attacco del virus Ebola, glie ne diamo “una assaggio”, cosi quando arriva , è pronto e reagisce». 

 Siete ottimisti circa la sua efficacia?

«Il vaccino sperimentale è stato testato in studi pre-clinici che appaiono promettenti. Questo ci ha dato la fiducia per iniziare piccoli studi su volontari sani (la fase 1 dello studio) nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Ulteriori prove dovrebbero iniziare in Africa occidentale nelle prossime settimane. Questi studi stanno esaminando se si genera una buona risposta immunitaria al virus Ebola negli esseri umani.

In parallelo, GSK sta producendo comunque 10mila ulteriori dosi di vaccino, in modo che se la fase 1 va bene, saremo in grado di rendere le dosi disponibili per gli operatori sanitari nei tre paesi colpiti dell'Africa occidentale. Ma ciò, se tutto va bene, inizierà solo nei primi mesi del 2015».

Quanto tempo ci vuole per preparare una dose?

«In questo momento ci vogliono circa quattro mesi, ma è difficile sapere qual è il tempo di fabbricazione a pieno regime. Se le prove avranno successo, saremo in grado di decollare in modo significativo con la produzione. Stiamo lavorando con altri partner e le parti interessate per accelerare lo sviluppo della produzione su scala industriale».

Quanto costa la produzione? E quanto costerà una singola dose, secondo le vostre previsioni?

«Dato che il candidato vaccino è ancora in una fase molto precoce di sviluppo, è troppo presto per fissare un costo. Tuttavia, in caso di successo, il vaccino sarebbe destinato principalmente ai paesi colpiti, che sono tra i più poveri del mondo e non ci si può aspettare che paghino per essa. Così vedremo di formare una partnership e di trovare altri modi per assicurare che il costo non sia un ostacolo».

Fonte: nigrizia.it, 08/10/2014

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