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Festa S. Francesco ’14 - Lettera e Messaggio del Ministro generale

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03/10/2014

sanfrancescoMESSAGGI - La solennità del nostro serafico Padre ci offre ancora una volta l’opportunità di inviare a ciascuno di voi il nostro fraterno saluto, insieme con l’augurio che la celebrazione della memoria di san Francesco si trasformi per ciascuno in rinnovata testimonianza di vita evangelica. Per noi fratelli del Definitorio generale questa festa di san Francesco è l’ultima occasione che abbiamo per condividere con voi qualche aspetto del nostro servizio e alcuni desideri che ci stanno animando.

Carissimi fratelli, il Signore vi doni la Sua pace! La solennità del nostro serafico Padre ci offre an - cora una volta l’opportunità di inviare a ciascuno di voi il nostro fraterno saluto, insieme con l’augurio che la celebrazione della memoria di san Francesco si trasformi per ciascuno in rinnovata testimonianza di vita evangelica. Per noi fratelli del Definitorio generale questa fe - sta di san Francesco è l’ultima occasione che abbiamo per condividere con voi qualche aspetto del nostro servizio e alcuni desideri che ci stanno animando.

Una memoria grata

Vogliamo anzitutto rendere grazie al Signore per il cammino che abbiamo potuto percorrere in questo sessennio. La riscoperta della Grazia delle origini nel sessennio precedente ci ha condotto a intraprendere il servizio con il desiderio di Ripartire dal Vangelo , che è la nostra regola primaria, in modo da viverlo sempre più nella sua radicalità e offrirlo agli uomini e alle donne di oggi: questo ci rende sempre più autentici Portatori del dono del Vangelo . Applicando le esigenze evangeliche a una seria revisione di vita ( Moratorium ), alle ineludibili ristrutturazioni in corso nelle Province e alla collaborazione interprovinciale, siamo giunti al desiderio di riappropriarci della nostra identità francescana , così come ci viene proposta dalla Regola e dalle Costituzioni generali e come ciascuno di noi ha inteso abbracciarla attraverso la professione religiosa. La forma di vita evangelica rivelata a Francesco e ora affidata a noi ha bisogno di essere continuamente rivitalizzata nelle nostre Fraternità e incarnata nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.

I kairòs del Signore

Leggiamo anche negli sviluppi più recenti e nelle testimonianze di alcune persone degli eventi di grazia, dei kairòs, che non possiamo non accogliere con gratitudine, lasciandoci interpellare e stimolare da essi. 

Innanzitutto, il Santo Padre, a partire dalla scelta del nome programmatico di Francesco, sta proponendo alla Chiesa lo stile di vita e i messaggi che erano propri del Poverello di Assisi, quali il riferimento costante al Vangelo, la prossimità, la misericordia, la riconciliazione, la fraternità, l’essenzialità, la semplicità di vita, la vicinanza ai poveri, l’impegno per la pace e per la cura del creato.. Questi e altri sono gli aspetti che noi dovremmo prima di tutto vivere e poi mostrare alla Chiesa e al mondo. Ancora, Papa Francesco ha voluto dedicare l’anno 2015 alla vita consacrata, riproponendo, specialmente ai religiosi, la gioia del Vangelo , che costituisce la bellezza intrinseca della vita da consacrati. Il Pontefice ci invita ancora una volta a rivisitare il centro profondo della nostra vita personale, esortandoci alla “inquietudine del cuore”, che sola ci può portare ad un rinnovato incontro personale con il Signore Gesù. E poi come dimenticare l’eredità “profetica” che ci ha lasciato fra Giacomo Bini, già nostro Ministro generale, ritornato così in fretta alla casa del Padre? Sappiamo bene quanto egli fosse profondamente radicato nel Vangelo di Gesù e quante volte ci ha esortato a diventare una “parabola del Regno” con un’esi - stenza “conquistata da Dio”, attraverso la radicalità e trasparenza dei segni, la capacità di “dire” la presenza del Regno e di restituire autenticità credibilità al nostro progetto di vita, il dialogo fraterno con gli altri e l’apertura a nuovi orizzonti. Questi nuovi orizzonti ci spronano a lasciarci condurre dal Signore e a uscire dalle diverse forme di “strutture”, siano esse mentali, spirituali o materiali, per andare nel mondo e vivere da missionari, entrando nella profondità della vita del popolo di Dio, senza accontentarci di ‘stare’ nelle nostre case e nelle nostre fraternità chiuse.

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Fonte: ofm.org

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