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Insieme per la pace in Europa

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09/09/2014

council europeDIALOGO INTERRELIGIOSO - È nella ricerca di "una maggiore solidarietà di fatto che l'Europa troverà il rimedio al malessere che la consuma". Ne è convinto padre Laurent Mazas, direttore esecutivo del "Cortile dei gentili", struttura di dialogo tra credenti e non credenti del Pontificio Consiglio della cultura, intervenuto al settimo Incontro annuale del Consiglio d'Europa sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale (Baku 1-2 settembre), quest'anno su "Il dialogo interculturale: interazione tra cultura e religione". Padre Mazas ha partecipato all'evento, promosso nell'ambito del semestre di presidenza azero del Comitato dei ministri CdE (maggio - novembre 2014), in qualità di rappresentante della Santa Sede, insieme a esponenti di altre comunità religiose (musulmani, ebrei, buddisti) e interreligiose, esponenti delle convinzioni filosofiche e laiche, di ong, università e gruppi giovanili. L'Azerbaigian ha inserito nel suo programma semestrale il tema del consolidamento della diversità culturale nel rispetto delle fedi religiose.

Culture, religioni e identità europea. "Sono convinta del nostro obbligo politico e morale" di "porci in relazione con mondi, culture, convinzioni religiose, opinioni politiche e origini etniche diversi dai nostri", ha detto nel suo intervento il segretario generale aggiunto del CdE, Gabriella Battaini-Dragoni. L'interazione tra culture e religioni, ha aggiunto, "tocca il livello più profondo della nostra identità"; qui "possiamo trovare la chiave affinché l'Europa rimanga una regione di pace e prosperità". Un continente oggi attraversato da preoccupanti forme di intolleranza e discriminazione nei confronti di alcune minoranze, e al cui interno sembrano trovare sempre più spazio pericolose e pervasive retoriche nazionaliste, "minacce per la stabilità democratica e la sicurezza dell'Europa". Secondo Battaini Dragoni, "non possiamo costringere la società a diventare più tollerante. Ci sono dei limiti a ciò che si può ottenere tramite gli strumenti giuridici e legali"; è però possibile "indicare criteri e dissodare il terreno con un'implementazione intelligente ed efficace delle leggi che difendono i valori fondamentali che ci uniscono". Ma ciò non basta: occorre inoltre, secondo il segretario aggiunto CdE, "potenziare le forze pulsanti all'interno della società: i singoli cittadini, le organizzazioni della società civile, le comunità religiose" affinché si impegnino per un ordine sociale giusto e rispettoso di ogni persona. L'invito, infine, a una riflessione approfondita sull'equivoco alimentato dai più recenti sviluppi in Medio oriente sull'islam come "religione di violenza" e sul conseguente sentimento anti-islamico sostenuto in Europa da diversi personaggi pubblici, ma anche sull'aumento dell'antisemitismo in alcuni Stati membri.

Il futuro è nel dialogo. Padre Mazas, che nel dicembre 2008 ha partecipato alla Conferenza di Baku dei ministri della Cultura e ha contribuito alla Dichiarazione di Baku per la promozione del dialogo interculturale, ha sottolineato l'importanza e la ricchezza della diversità culturale, e ha riconosciuto all'organismo di Strasburgo il merito di considerare il dialogo interculturale "nel suo insieme e quindi anche nella sua dimensione religiosa". Con lo sguardo rivolto quindi alla tragedia dei cristiani e delle altre minoranze religiose in Iraq, il rappresentante della Santa Sede ha rammentato l'accorato appello di Papa Francesco, lo scorso 9 agosto, alla comunità internazionale per "porre fine alla tragedia umanitaria in corso", e la lettera del 12 agosto inviata dal Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa al Consiglio di sicurezza Onu. "Quest'anno - ha proseguito - stiamo facendo memoria in Europa del centenario della prima guerra mondiale" e la "nostra coscienza ci interroga. Il mondo è in guerra ovunque". Di fronte a ciò che nei giorni scorsi Papa Francesco ha definito "terza guerra mondiale" ma "a pezzetti, a capitoli", Mazas ha fatto notare che "la maggior parte dei conflitti è alimentata dalle industrie di armi di molti Paesi del Consiglio d'Europa, non dalle nostre religioni. Che ne è stata della morale nelle nostre società?". Dal religioso anche un monito al Consiglio d'Europa contro la "promozione su larga scala della teoria gender". Pur concordando sull'importanza di sostenere "politiche valide ed efficaci perché i diritti fondamentali siano gli stessi per tutti, uomini e donne", il rappresentante della Santa Sede ha avvertito: "Non possiamo accettare l'imposizione di strumenti distruttivi dell'identità della persona, frutto di un'ideologia profondamente nefasta". Un cenno, infine, al "Cortile dei gentili" e alla sua mission di contribuire a promuovere attraverso l'incontro e il dialogo tra persone di culture e convinzioni diverse, "un futuro migliore per l'umanità".

Fonte: Servizio Informazione Religiosa, 05/09/2014

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