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83ª Assemblea USG - 2° giorno. Crisi e potenzialità della famiglia.

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29/05/2014

ROMA - La seconda giornata dei lavori dei superiori generali si è aperta con un’ampia relazione dei due sociologi Mauro Magatti e la moglie Chiara Giaccardi sulla realtà odierna della famiglia. Che la famiglia, negli ultimi decenni, sia entrata in crisi, è un dato di fatto. L'aumento dei divorzi, la crescita delle nascite extra-coniugali, la moltiplicazione delle famiglie mono-genitoriali, la riduzione del numero di matrimoni, ne sono una eloquente conferma. A dire il vero, però, «la situazione non è così negativa». Dietro gli squarci aperti della crisi, «stanno nascendo nuovi modelli di famiglia»:  una famiglia più consapevole di sé, più rispettosa del suo legame con il contesto circostante, più attenta alla qualità dei rapporti interni, una famiglia alla ricerca di nuovi modelli di convivenza, di abitazione, di lavoro e nella quale si devono ricontrattare i rapporti di genere e i rapporti generazionali. Proprio per questo, «si potrebbe arrivare a dire che oggi c'è meno famiglia, in senso quantitativo, e più famiglia, in senso qualitativo».

Dopo un’ampia digressione storica sulle diverse forme e rappresentazioni assunte nel tempo dalla famiglia, i relatori arrivano alla conclusione che la famiglia oggi «è la prima scuola, la palestra, della libertà generativa». Proprio la famiglia è in grado di alimentare «un socialità dove la differenza non è cancellata ma valorizzata». Questo, però, non impedisce di pensare che soprattutto in Occidente, nella famiglia si siano indeboliti i pilastri che ne sorreggono l'unicità. Le famiglie «sono sempre più nucleari e faticano a mantenere un rapporto tra le generazioni, se non sotto la forma strumentale di aiuto economico».

Per tante ragioni, la precarietà diventa la configurazione ordinaria della vita quotidiana. Nel caso, ad esempio, dei divorziati risposati, dove si è rotta l'indissolubilità pur affermando il riconoscimento della famiglia come valore insostituibile, «vanno forse pensate vie di accompagnamento che valorizzino e facciano maturare la consapevolezza del significato della famiglia stessa».

La specificità della famiglia oggi si va indebolendo anche a causa delle rivendicazioni di 'equivalenza' delle coppie omosessuali rispetto ai diritti civili, compreso quello al figlio, attraverso l'adozione o la fecondazione artificiale. È possibile, allora, pensare alla famiglia come ad «un guscio vuoto che può essere riempito da qualsiasi contenuto» o, viceversa, come «una forma impenetrabile al cambiamento, un'etichetta che si applica solo a una struttura predefinita sulla base della tradizione?». Non meno cruciale è la questione dei figli. Visti come 'diritto' da esercitare più che come un dono da accogliere, rischiano di divenire un astratto oggetto di contesa.  In una società ipertecnicizzata come la nostra, la  famiglia costituisce comunque «un baluardo nei confronti del completo assorbimento nel sistema tecnico»; i suoi legami, i suoi rapporti, la sua quotidianità, infatti, «costituiscono qualche cosa che ci trattiene da una omologazione radicale nel sistema tecnico».

È un fatto che sulla famiglia vengono scaricati una serie di compiti socialmente indispensabili come la cura ed educazione dei bambini, l'assistenza ai malati e agli anziani, il sostegno al funzionamento della vita sociale attraverso il lavoro e la contribuzione fiscale, la protezione delle fasce deboli e l'assistenza nei momenti di vulnerabilità e precarietà economica attraverso le alleanza intra-familiari (solo per dirne alcuni). Per i soggetti sociali e istituzionali che sostengono di difendere la famiglia, è venuto il momento per dimostrare nei fatti di avere a cuore una realtà e non un'idea. È indispensabile riconoscere, anzitutto, le mutate condizioni in cui la famiglia di oggi vive, con le quali deve fare i conti quotidianamente, ma, insieme, bisogna dimostrare concretamente di voler fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità per sostenere, agevolare, valorizzare la famiglia nel suo delicato e preziosissimo ruolo sociale.

A questo riguardo la Chiesa ha il compito imprescindibile di indicare la direzione, il senso dentro il quale collocare le nostre esistenze: un senso che non può che essere di piena apertura alla vita. Spetta ancora alla Chiesa aiutare a comprendere il sacramento del matrimonio come una «scelta vocazionale specifica che ha bisogno di un percorso di maturazione adeguato». In un contesto come il nostro, la Chiesa «ha la grande responsabilità di realizzare una "pedagogia della vita", in modo da assicurare una comprensione più vera dei sacramenti del matrimonio, del battesimo, della cresima, dell'unzione degli infermi».

I consacrati, dal canto loro, non dovrebbero mai dimenticare il fatto che si può essere padri e madri anche senza aver generato biologicamente. Non vivono su un altro pianeta. Anch’essi dovrebbero sentirsi capaci, come scrive papa Francesco in “Evangelii Gaudium”  «di raccogliere la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che puo? trasformarsi in una vera esperienza di fraternita?, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio».

p. Angelo Arrighini

Articolo apparso su Avvenire il 29/05/2014

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