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Messaggio di solidarietà, di pace e di speranza per il popolo del Sud Sudan

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19/05/2014

art Sud SudanMESSAGGI - I settantacinque rappresentanti dei 29 Istituti religiosi cattolici appartenenti all’Associazione dei Superiori Religiosi del Sud Sudan, il cui presidente è padre Daniele Moschetti (foto), missionario comboniano, ha inviato un messaggio di solidarietà, di pace e di speranza per il popolo del Sud Sudan in questo momento di crisi e di violenza.


Il messaggio dei Superiori Religiosi del Sud Sudan è rivolto a “ogni bambino, ogni donna, ogni uomo, ogni persona anziana che è stata colpita dalla violenza nel Sud Sudan nel corso degli ultimi cinque mesi”.

Il messaggio esprime solidarietà alle famiglie delle migliaia di persone innocenti che hanno perso la vita, alle centinaia di migliaia di fratelli e sorelle che hanno dovuto abbandonare le proprie case e cercare protezione nei cespugli, nelle paludi, nelle basi delle Nazioni Unite e nei paesi limitrofi, ai membri degli Istituti religiosi (fratelli, sorelle e sacerdoti) che hanno subìto molestie, sono scampate alla morte, mentre le loro residenze, chiese, scuole, ospedali e stazioni radio sono state attaccate, saccheggiate e parzialmente distrutti a Malakal, Leer, Ayod e Renk, al clero locale e al personale della chiesa nella diocesi di Malakal e ai ministri protestanti.

Nel messaggio si esprime apprezzamento e gratitudine alle chiese e alle agenzie umanitarie presenti e operanti in Sud Sudan per i loro instancabili sforzi per fornire rifugio, protezione, assistenza sanitaria e altri aiuti umanitari e sostegno spirituale per le persone colpite dalla violenza.

Condanna fermamente ogni tipo di violenza e atrocità condotte sia dalle forze governative sia dai gruppi ribelli nel corso degli ultimi cinque mesi in Sud Sudan, insieme a tutte le forme di corruzione, nepotismo, avidità e lotta per il potere a scapito di migliaia di vite innocenti. “Noi diciamo ‘no’ a tutti i tipi di violenza o a qualsiasi azione che degrada la vita umana e la sua dignità. Troppo sangue è stato sparso in questa terra. Sono state perse troppe vite. Troppo distruzione hanno avuto luogo. Noi vogliamo la pace, la stabilità e lo sviluppo a tutti i cittadini della nostra giovane nazione”.

Nella conclusione invita tutti, senza distinzione di etnia, colore o credo, a vivere in pace e armonia e a cercare la soluzione dei problemi attraverso canali non violenti.

Fonte: comboni.org, 18/05/2014

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