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A scuola di orientamento sessuale

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13/02/2014

scuolaEDUCAZIONE - La testata Tempi rilancia con un'inchiesta il tema del programma di aggiornamento per gli insegnanti e di istruzione per gli studenti varato dal Governo italiano per ampliare le conoscenze in ambito scolastico sulle tematiche lesbo, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt). L'obiettivo delle Linee Guida approvate dal ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità del Governo Monti, Elsa Fornero, ora confermate e finanziate dal Governo Letta, è esplicitato nel titolo del provvedimento “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”.

La prospettiva, come ricorda Tempi (3 febbraio) attingendo al testo delle Linee Guida, è quella di “contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori” attraverso “percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico (…). In particolare la formazione dovrà riguardare: lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente; l’educazione affettivo-sessuale; la conoscenza delle nuove realtà familiari”.

Esperienze pilota in questo campo sono state già avviate nel Friuli Venezia Giulia nel 2011 con una iniziativa rilanciata oggi con il “Progetto regionale di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo omofobico: rilevazione del problema, strategie d’intervento e attività di formazione”, la cui attuazione è affidata all’Ufficio scolastico regionale, al dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Trieste e alle associazioni Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica Trieste e Gorizia, Arcigay Nuovi Passi di Udine e Pordenone e Arcilesbica Udine. A Roma l’assessorato alla Scuola ha approvato per l’anno scolastico in corso la campagna “Lecosecambiano@Roma”, con il fine di contrastare il bullismo omofobico tra gli studenti delle superiori. Per la campagna sono stati stanziati fondi per ricerche sul fenomeno “omofobia” e programmati incontri formativi con la partecipazione di esponenti del mondo della cultura, del cinema, del teatro e della medicina. Il Comune di Venezia, a sua volta, prevede un “Piano di formazione 2013-2014” riservato alle “educatrici e insegnanti dei servizi per l’infanzia comunali” che ha “l’obiettivo di aumentare le informazioni relative alle nuove tipologie di famiglia in Italia” e “di accrescere la conoscenza sulle famiglie omogenitoriali e sui loro bambini” (Tempi, 3 febbraio).

Alcuni rilievi critici sul documento del Governo vengono evidenziati dall'Agenzia Sir (7 gennaio), a partire dal soggetto incaricato di attuare la strategia prevista dalle Linee Guida e cioè il “Gruppo nazionale di lavoro Lgbt”. “Il Governo Monti – rileva l'Agenzia Sir - ha radunato nel 'gruppo nazionale' 29 associazioni di settore (es. Arcigay, Arcilesbica), non facendo sapere nulla di questa operazione se non a cose fatte, provocando di fatto l’esclusione di numerose altre associazioni e realtà educative che potevano dare un prezioso contributo nella riflessione su cosa significhi oggi la 'discriminazione' su base sessuale”. Il documento varato dal Governo parte dall’indagine statistica su come gli italiani concepiscano le discriminazioni verso la comunità omosessuale da cui risulterebbe un quadro di accettazione e tolleranza (60%) verso le relazioni omosessuali anche se poi solo il 43,9% sarebbe favorevole ai matrimoni gay e il 20% all’adozione da parte di coppie omosessuali. “Da questi dati – evidenzia l'Agenzia Sir - le 'Pari Opportunità' hanno iniziato a finanziare campagne nazionali di comunicazione contro l’omofobia, l’ultima col titolo perentorio: 'E non c’è niente da dire. Sì alle differenze. No all’omofobia'. Ovviamente siamo tutti d’accordo sul non odiare i gay, ma se qualcuno pensasse che l’omosessualità non è un 'bene'? Oppure la considerasse una forma di 'disordine' del comportamento? Sarebbe per queste opinioni, di per stesse opinabili, perseguibile?”.

Perplessità anche su coloro che saranno chiamati nelle scuole per affrontare i temi in questione e cioè rappresentanti delle stesse associazioni Lgbt, cioè persone che vivono questa condizione sessuale. “Non si pensa di coinvolgere i genitori o le associazioni familiari, chiedendo loro un parere – protesta l'Agenzia Sir (7 gennaio) - : lo si fa piovere dall’alto e basta. E poi, con quale autorevolezza didattica, poniamo, di un 'transgender': ci vorrà una laurea specifica, oppure il solo fatto di essere un 'trans' darà diritto a diventare docente?”. E ancora: “perché non affidare il tema del rispetto delle 'diversità' agli stessi docenti che sono tenuti a educare ai valori costituzionali di rispetto della persona?”. Infine: “è giusto, sul piano didattico e formativo, offrire agli studenti un solo indirizzo culturale ed etico su una materia così delicata per lo sviluppo completo della personalità?”. “Tutti questi interrogativi – conclude la testata - assillano i genitori come i docenti. Dare una risposta coerente ed equilibrata può essere un bene per tutti”.

 Chiara Santomiero

Fonte: Aleteia, 03/02/2014

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