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L’ultima stagione della vita

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 28/01/2014

relipressSPIRITUALITA' - Quando si entra nell’ultima stagione della vita terrena s’impone spontaneamente un triplice sguardo: sul passato, sul presente, sul futuro. La presente riflessione si snoda attorno a questo triplice sguardo compiuto alla luce della fede in Cristo Gesù per rendere produttiva di frutti buoni l’ultima stagione della vita, traducendo in esperienza l’affermazione di Gesù:“In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto” (Gv15, 8).

Lo sguardo sul passato

Nell’ultima stagione della nostra vita terrena lo sguardosul passato si rende sempre più frequente ed è un momento di verità che svela come la vita sia fatta dipositività e di negatività, poiché essa è terreno in cui crescono grano e zizzania. Ce lo ha detto Gesù con la parabola del grano e della zizzania (Mt13, 24-30). Ma questo sguardo sul passato ci deve condurre, soprattutto,a radicare sempre più nel cuore tre atteggiamenti di fede

Il rendimento di grazie a Dio

Il primo atteggiamento di fede da assumere è il rendimento di grazie a Dio per tutti i doni da Lui ricevuti ... e sono innumerevoli. Di conseguenza, lo sguardo sul passato deve posarsi primariamente sul “grano”, cioè su quanto operato dal Signore nel “campo” della propria vita. È un operato originato dall’amore di Gesù nei propri confronti: un amore senza limiti: “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi” ( Gv 15, 9); un amore singolare dal quale è scaturita anche la propria vocazione alla vita consacrata: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi“ ( Gv 15, 16); un amore che ha colorito il rapporto di Gesù con noi di “amicizia”: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” ( Gv 15, 15); un amore che ci ha coinvolti pienamente nella missione di Gesù : “io... vi ho costituiti perché andiate e por tiate frutto e il vostro frutto rimanga” ( Gv 15, 16)... il frutto della glorificazione di Dio attraverso la propria testimonianza di vita evangelica, la propria operatività fatta di servizio molteplice e vario, l’annuncio del vangelo variamente compiuto.

La pacificazione con il passato

Il secondo grande atteggiamento di fede da assumere è la pacificazione con il proprio passato negativo, rinvigorendo la fede nella misericordia di Dio di fronte a tutti i nostri peccati che hanno sporcato la vita, consapevoli che la misericordia di Dio – ha affermato Giovanni Paolo II nella lettera enciclica Dives in misericordia ( ricco nella misericordia ) (1980) – «costituisce il contenuto fondamentale del messaggio di Cristo e la forza costitutiva della sua missione» (n. 6) ed è «la dimensione indispensabile dell’amore... il suo secondo nome» (n. 7). Sono tanti i volti della misericordia di Dio messi in luce nel vissuto e nella parola di Gesù. In questa riflessione, puntiamo i riflettori sulla “misericordia di Dio” verso chi ha peccato, una misericordia delineata da Gesù in tre splendide parabole: la pecora smarrita ( Lc 15, 4-7), la moneta perduta ( Lc 15, 8-10), il papà misericordioso ( Lc 15, 11-32). Commentando queste parabole, papa Franc esco, all’Angelus del 15 settembre 2013, ha affermato: Gesù è tutto misericordia, Gesù è tutto amore. In riferimento a questo volto misericordioso di Dio verso chi ha peccato, san Giovanni nella prima lettera scrive: “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi, ma se riconosciamo i nostri peccati, Dio che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa” ( 1Gv 1, 8-9). Pertanto, chi riconosce sinceramente i propri peccati, se ne pente, chiede perdono con l’impegno a ricostruire un rinnovato rapporto di comunione con Dio, ha la certezza del perdono di Dio, poiché egli è “misericordioso”. Una conferma di questa affermazione di san Giovanni ci viene recapitata da vari comportamenti di Gesù nei confronti di chi ha peccato. Ne sottolineo uno: la risposta d i Gesù morente sulla croce data alla richiesta fattagli da uno dei due malfattori, crocifissi pure loro accanto a Lui: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno! Gli rispose: In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” ( Lc 23, 42-43). Questa promessa assicurativa di Gesù nasce dal riconoscimento dei propri peccati fatto dal mal fattore quando, poco prima, di fronte al sarcasmo dell’altro malfattore che stava insultando Gesù, gli disse: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni , egli invece non ha fatto nulla di male” ( Lc 23, 4041). Certamente, le radici del peccato restano in noi con la sua potenza distruttiva, nonostante la serietà del nostro proposito di non peccare più. Scrive ancora l’apostolo Giovanni: “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto” ( 1Gv 2, 1). In proposito, emblematica è l’intercessione di Gesù rivolta al Padre sul Calvario per i nemici che lo avevano crocifisso, lo stavano deridendo e oltraggiando mentre stava morendo: “Padre, perdona loro” ( Lc 23, 34). Questa intercessione era fatta per persone totalmente indegne di meritare un minimo gesto d ’amore perdonante da parte di Gesù; eppure, Egli, dopo aver cercato in loro qualcosa che potesse giustificarli, non riuscì a trovare altro motivo a loro discolpa s e non l’inconsapevolezza del loro agire: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” ( Lc 23, 34). Non c’è consolazione più grande per un credente sapere che non esiste nessuna situazione di peccato in cui Gesù non intervenga presso il Padre come “avvocato”.... La misericordia di Dio è infinitamente più grande dei nostri peccati; «il suo desiderio – ha affermato Benedetto XVI – è sempre quello di perdonare, salvare, dare vita, trasformare il male in bene». 1 E papa Francesco, nel suo intervento alla conclusione della Via Crucis al Colosseo, ha affermato: «Gesù è amore, misericordia, per dono... è anche “giudizio”, ma egli ci giudica amandoci... se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Lui non condanna; sa solo amare e salvar e». Ma la cosa più sorprendente, circa la misericordia di Dio, è che egli prova gioia nell’essere misericordioso verso chi riconosce i propri peccati. Ciò emerge dalla conclusione che Gesù fa delle tre parabole sulla misericordia: la parabola della pecorella smarrita conclusa con l ’affermazione: “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” ( Lc 15, 7); la parabola della donna che, ritrovata la dramma smarrita, grida alle amiche: “Rallegratevi con me” ( Lc 15, 10); la parabola del figliol prodigo, che ritornato alla casa paterna, il padre non rinfaccia il suo “smarrimento”, non lo condanna, ma lo comprende; gode del suo ritorno, l’abbraccia e lo bacia, fa festa... dicendo ai servi: “Portate qui il vesti to più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa” ( Lc 15, 22-23). Pertanto, riconoscere i propri peccati lasciandoci riconciliare da Dio (cf. Paolo, 2Cor 5, 20) è ridargli la gioia del suo abbraccio perdonante. Da questa gioia di Dio scaturisce anche la n ostra gioia, perché avvolti dal suo amore misericordioso.

Per costruire “con sapienza” il presente

Lo sguardo retrospettivo sul proprio passato, se consente una valutazione più oggettiva di come si è vissuti, deve diventare una scuola efficace per edificare sempre meglio l’oggi della propria vita sulla “roccia” che è Gesù, il suo vissuto e la sua parola. Ricordare il pa ssato significa, allora, lasciare che la nostra storia parl i con informazioni utili a non rifare gli errori del passato e ad aprire nuovi orizzonti per costruire “con sapienza” il presente. Appropriandoci di questi atteggiamenti di fede il nostro “passato’ diventa come un otre che Gesù – nel suo a more sconfinato e misericordioso – riempie di gioia.

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Fonte: Relipress

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