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Come annunciare Gesù Cristo a una “generazione che cambia”?

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handsEDUCAZIONE - Nell'incontro con i superiori dei religiosi dello scorso novembre i cui contenuti sono stati resi noti da "La Civiltà cattolica” il 3 gennaio, Papa Francesco ha parlato della sfida educativa posta dall'accompagnare bambini che appartengono a famiglie con genitori separati o con coppie omosessuali. Molti media hanno posto l'accento su una presunta apertura del pontefice alle coppie gay mentre lo stesso padre Antonio Spadaro, direttore di "Civiltà cattolica", ha sottolineato (Corriere della Sera 7 gennaio) come il Papa abbia in realtà affermato la necessità di "annunciare Gesù Cristo a una generazione che cambia". Un compito che interroga in particolare chi ha una responsabilità educativa come conferma Domenico Simeone, professore ordinario di pedagogia all'Università cattolica del Sacro Cuore e presidente della Confederazione italiana dei Consultori di ispirazione cristiana.

Cosa comporta la sfida educativa posta oggi da alcuni contesti relazionali?

Simeone: Papa Francesco prende a cuore il mandato evangelico di annunciare Gesù Cristo ad ogni creatura. Ma come farlo oggi in un mondo in cui cambiano linguaggi e relazioni? Questa è la domanda che impegna chi ha responsabilità educativa. Si tratta di un compito che va ripensato con categorie diverse da quelle del passato. Mi sembra interessante che vada emergendo una pedagogia di Papa Francesco che, anche nell'incontro con i superiori religiosi, viene espressa dall'affermazione che la formazione è più simile a un'opera artigianale che poliziesca, basata sul dialogo e il confronto e non sul controllo e la punizione. L'essere umano, ci ripete il pontefice, è complesso, fatto di grazia e peccato e ogni persona, anche nelle situazioni più difficili, va accolta con atteggiamento di misericordia. Questo ci riporta al tema costante di Francesco che è guardare alla realtà dalle periferie. Non meraviglia che alcune sue affermazioni possano essere travisate perché spesso chi ascolta è in cerca di assonanze con le proprie convinzioni piuttosto che avere la disponibilità a mettersi in cammino.

Come si mette in atto concretamente questa pedagogia?

Siemone: Un atteggiamento saggio è quello di partire dalle domande piuttosto che dalle risposte. E' quanto è stato messo in atto in vista del Sinodo sulla famiglia con l'invio di un questionario che chiede alla comunità cristiana di fare un esame della realtà esistente a proposito di matrimonio e famiglia e dove c'è anche una domanda specifica relativa ai bambini che vivono con genitori dello stesso sesso. Non avere immediata pretesa di risposta è importante.

Il Papa ha anche sottolineato come, nel compito educativo, occorre stare attenti a non provocare reazioni negative all'accoglienza della fede (un "vaccino contro la fede"). Su quali accenti occorre puntare?

Simeone: In prima battuta occorre puntare su un atteggiamento di accoglienza che favorisca il contatto e l'incontro. Altrimenti c'è davvero il rischio di inoculare un “vaccino contro la fede”. Quindi occorre esercitare il discernimento di chi non ha paura di stare in situazioni complesse con “cuore accogliente” che non significa giustificare qualsiasi scelta ma incontrare le persone dove sono. Un atteggiamento che sarà tanto più facile quanto più si vive una fede consolidata. Per questo il Papa invita ad essere cristiani non dal cuore acido o con lo stile del funzionario amministrativo, ma compagni di viaggio pur nelle contraddizioni dell'esistente.

Quale situazione si registra in materia di legami familiari da un osservatorio peculiare come quello dei consultori?

Simeone: Registriamo senz'altro una grande fatica delle persone a vivere la dimensione affettiva e relazionale, però non è venuto meno il desiderio di vivere rapporti duraturi. Il difficile è capire come farlo. Per questo è prezioso che nei consultori familiari di ispirazione cristiana la Chiesa offra dei luoghi di incontro in cui poter rivisitare la propria esperienza di relazione. Purtroppo molte persone non riescono a chiedere aiuto in tempo e arrivano quando la relazione è davvero finita. Il messaggio che vorremmo lanciare è proprio che non esiste situazione di difficoltà che non possa essere affrontata se presa in carico per tempo. Mi piace pensare ai consultori come ai luoghi nei quali la Chiesa si fa prossima alla famiglia nelle sue difficoltà quotidiane di relazione, i luoghi – come Papa Francesco ha detto a proposito dei religiosi – nei quali “accarezzare i conflitti”. Se affrontati in modo giusto, i conflitti possono favorire un cambiamento e favorire un nuovo cammino.

http://www.aleteia.org

Pubblicato: 10/01/2014

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